Il Novembre del 2019, che si avvia alla sua conclusione, verrà sicuramente ricordato tra le mura di Math&Sport come il mese del Football Virtual Coach, il cui lancio congiunto, avvenuto con Lega Serie A, ha aperto scenari a nuovi orizzonti.

Il prodotto, che sarà disponibile in panchina per gli staff delle squadre a partire dal girone di ritorno, conferma il grande potenziale creativo italiano, mettendo le eccellenze del settore a servizio del nostro massimo campionato. Offrire un tool per l’ottimizzazione della performance dei giocatori in campo, significa partecipare ad un miglioramento, non solo della resa della squadra, ma anche della spettacolarità del servizio proposto all’utente finale.

Innovazioni di tale portata non sono mai solamente tecnologiche, ma si portano sempre appresso anche un cambiamento di tipo culturale e comunicativo, che necessita di una traduzione e di un periodo di adattamento e di reciproca conoscenza. Diventa così di rilevante importanza la condivisione dell’idea di futuro che hanno i grandi players dell’industria sportiva, gli innovatori, i team e le istituzioni, per creare una dialettica comune che supporti lo sport verso il cambiamento.

Due grandi eventi, due appuntamenti di prestigio, hanno ospitato nelle scorse settimane lo staff di Math&Sport, invitato a presentare, e raccontare, il proprio apporto al cambiamento e la propria visione delle principali tendenze di sviluppo in atto nel settore. Si tratta del Barca Sport Technology Symposium, tenutosi al Camp Nou e del Social Football Summit di Roma.

Occasioni preziose per condividere il palco con alcuni dei massimi interlocutori internazionali, facendo brainstorming sulle prospettive future dell’innovazione tecnologica nel mondo dello sport.

Ecco alcuni degli spunti più interessanti emersi dai diversi panel.

 

Pubblico e prospettive di Fan Engagement

L’affluenza registrata agli incontri è stata davvero rimarchevole, pur con le debite differenze date dalla diversa natura dei panel in programma. Mentre il Symposium di Barcellona, con il suo respiro internazionale, si qualifica come mega hub sull’innovazione, pensato maggiormente per gli addetti ai lavori; il Summit di Roma, invece, pur proponendosi come luogo d’incontro per i player di tutto il mondo, offre una lista degli ospiti capace di strizzare l’occhio, talvolta, anche al puro intrattenimento. In ogni caso è indicativo dell’interesse delle tematiche trattate, segnalare come le sale fossero gremite anche grazie alla presenza di tantissimi giovani e di semplici appassionati, accorsi per aggiornare le proprie conoscenze sui trend futuri del settore che amano di più.

Il tema del fan engagement è centrale in tutte le riflessioni inerenti allo sviluppo del settore, e non potrebbe essere altrimenti, per un’industria nata proprio grazie alla straordinaria capacità dello sport di attirare l’interesse del pubblico, portandolo a desiderare sempre più un punto d’osservazione privilegiato e unico sugli eventi del campo. Tutto, quando si parla di tecnologia applicata allo sport, ruota intorno alle persone (siano esse i giocatori, gli staff tecnici o, appunto, i tifosi) e alla capacità di ottimizzare la performance per gli addetti ai lavori e di migliorare l’esperienza per il pubblico.

Interessante, in tal senso, la riflessione proposta dai rappresentanti della Formula 1, a Barcellona, che hanno sottoposto ai presenti la loro visione del futuro del fan engagement. Si sono resi conto, internamente, di come i loro spettatori siano soliti godere della visione della gara tenendo sempre monitorati due schermi contemporaneamente. Tv e smartphone, tv e tablet, pc e smartphone e così via, alla ricerca di un surplus d’intrattenimento capace di corroborare la visione del Gran Premio con una serie extra di informazioni, utili ad entrare maggiormente nel dettaglio della competizione. Partendo da qui, Formula 1, ha deciso di programmare e lanciare un’app apposita, molto tecnica, costruita con l’idea di portare lo spettatore sul muretto, attraverso uno schermo, mentre con l’altro si gode la classica ripresa televisiva. Lo scopo è permettere una migliore comprensione tecnica al tifoso, senza riempirgli per questo lo schermo principale di sovraimpressioni, e consentendogli di vivere sulla propria pelle l’esperienza della traduzione dei dati, raccolti in tempo reale, nelle strategie poi effettivamente utilizzate dai team.

Uno spunto interessante, che fornisce anche alcune premesse necessarie per immaginare, in un futuro prossimo, un’analoga esperienza legata al gioco del calcio, per fornire al pubblico uno strumento maneggevole e intuitivo con il quale potersi addentrare liberamente nello sviluppo tecnico della partita proprio mentre la si sta guardando, allo stadio o comodamente seduti sul proprio divano di casa.