Prosegue oggi il nostro approfondimento sugli spunti di maggiore interesse emersi negli appuntamenti di Novembre.

Due grandi eventi, infatti, hanno ospitato nelle scorse settimane lo staff di Math&Sport, invitato a presentare, e raccontare, il proprio apporto al cambiamento e la propria visione delle principali tendenze di sviluppo in atto nel settore. Si tratta del Barca Sport Technology Symposium, tenutosi al Camp Nou e del Social Football Summit di Roma.

Occasioni preziose per condividere il palco con alcuni dei massimi interlocutori internazionali, facendo brainstorming sulle prospettive future dell’innovazione tecnologica nel mondo dello sport.

Se non hai ancora letto la prima parte del report, al seguente link puoi trovare l’articolo:

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Stadi e tecnologia

Il tema degli stadi è centrale nella dialettica sportiva italiana e internazionale da diversi anni, e va a braccetto con la presa di coscienza di quanto una struttura moderna sia diventata un asset fondamentale per lo sviluppo del piano di crescita di un club. Le esperienze di altri sport e leghe professionistiche, con il settore americano a fare da traino, dimostra la diretta correlazione tra infrastrutture all’avanguardia e ricavi, provenienti per lo più dal rinnovato interesse dei tifosi nel raggiungere l’arena o lo stadio, dove godersi uno spettacolo con comodità ed extra inimmaginabili nelle vecchie location.

Per avere strutture moderne occorre fare squadra, soprattutto in un ecosistema come quello italiano, che non sempre brilla per la snellezza burocratica. A Roma sono intervenuti, ad esempio, i rappresentanti di due tra le istituzioni chiamate a collaborare in questo grande sviluppo futuro: l’Assessore allo Sport, alle Politiche Giovanili e ai Grandi Eventi di Roma, Daniele Frongia, e il Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora; entrambi proponendo spunti di riflessione in questo senso.

Avere stadi funzionali e moderni semplifica anche lo sviluppo delle nuove tecnologie legate al mondo del calcio, rendendole più veloci e performanti, con una migliore resa finale per le squadre e per i tifosi. Il Football Virtual Coach necessita di una struttura snella, che si integra perfettamente con gli attuali strumenti di video traccino esistenti in tutti gli stadi della massima serie italiana. Quando si parla di innovazione tecnologica, però, tutto ciò che è avanguardista aiuta nella ricerca della perfezione, permettendo una maggiore accuratezza nella raccolta dei dati, grazie a strutture rinnovate. Tutto è, in sostanza, migliorabile e nel caso di uno strumento complesso come il Virtual Coach, che si presta ad un utilizzo in tempo reale durante la partita, anche la minima velocizzazione dei processi si traduce in un miglioramento tangibile dello spettacolo finale.

Scouting

Ian Graham è il capo degli analisti del Liverpool, squadra detentrice dell’ultima Champions League, vinta a conclusione della straordinaria stagione sportiva 2018/2019.

All’interno del panel che lo ha visto tra i protagonisti, Ian ha sottoposto ai presenti una riflessione sull’impatto degli analisti sul risultato finale di una partita o di un intero campionato. Stimolato da alcuni giornalisti inglesi, che lo incalzavano sulle percentuali di incidenza che ha, il lavoro di scouting sul punteggio finale, Ian lo ha quantificato tra l’uno e il due percento. Per quanto una lettura superficiale possa farla sembrare una percentuale poco significativa, è mettendola in prospettiva che se ne capisce la reale portata.

La Premier League dell’anno scorso, per esempio, si è conclusa, dopo un’incredibile cavalcata, con un finale al cardiopalma. Il Liverpool, pur raccogliendo la bellezza di 97 punti, si è dovuto accontentare del secondo posto dietro al Manchester City, campione con un punto di vantaggio; in una stagione che ha sbriciolato tutti i record grazie al rendimento delle due contendenti. 1 misero punto ha fatto la differenza tra vincere o perdere il titolo e, rivalutato in quest’ottica, il 2% di incidenza del lavoro degli analisti assume ben altro valore.

Lo sport è, per antonomasia, il settore degli small gains, dove è la cura anche del dettaglio più piccolo a scavare il solco che divide la vittoria dalla sconfitta. Nel mondo del calcio in particolare, che deve parte del proprio successo anche alla sua proverbiale e affascinante componente di imprevedibilità, il metodo applicato e la sua precisione tecnica, pagano i dividenti attesi quando valutati su grandi numeri.

Quando uno strumento specifico aiuta lo staff e l’organizzazione a muoversi verso l’eccellenza, alla lunga, diventa indispensabile. Il livello di sofisticazione raggiunto dalla cura della performance nel professionismo sportivo è impressionante e non lascia più nulla al caso.

L’atleta di alto livello viene costantemente monitorato sotto ogni aspetto prestativo, in modo da ottimizzare al meglio tutte le proprie qualità. Dall’alimentazione alla qualità del sonno, dallo sviluppo tecnico individuale all’analisi dei movimenti collettivi: la partita è, a tutti gli effetti, la somma finale di un lungo lavoro di preparazione, costruito ad hoc sulle esigenze personali dei protagonisti.

Un adeguato sistema di scouting, capace di utilizzare le tecnologie più avanguardistiche e di tradursi in immediati imput per lo staff tecnico, può fare la differenza tra un successo e una sconfitta, diventando così, nel calcio del terzo millennio, una forza innovatrice.