“Nel discorso pre-partita dicevo tre cose ai miei giocatori. Non di più.

All’intervallo ne dicevo soltanto due. Nei time-out una.

Il lavoro dell’allenatore è semplificare la vita dei giocatori, non complicarla.”

 

Quando coach Dan Peterson dice qualcosa, ha sempre la straordinaria capacità di riassumere un pensiero enorme in uno slogan semplice, preciso ed indimenticabile. Il suo magnetismo da piccolo schermo è rimasto intatto fin dal suo arrivo in Italia e altrettanto è la sua abilità di confrontarsi con generazioni diverse, regalando agli ascoltatori un link con il passato, in grado di raccontare qualcosa del loro presente e futuro.

La tradizionale cena di Natale del gruppo Moxoff è stata l’occasione per riflettere collettivamente su alcuni degli aspetti più attuali della filosofia di Math&Sport, in un 2019 che ha visto aprirsi le porte su nuovi orizzonti, nuove sfide e nuove importanti responsabilità. Ad aprire il dibattito è proprio il leggendario coach americano, che ha anche  simpaticamente rivendicato il brevetto di una serie di innovazioni nella rilevazione statistica della performance dei suoi giocatori in campo.

 

Alfio Quarteroni e coach Dan Peterson

 

 

“Al mio arrivo in Italia eravamo indietro anni luce e io, che volevo andare oltre le semplici statistiche di base, ho coinvolto un professore di matematica americano per studiare un metodo capace di mostrare il vero impatto di un giocatore sulla mia squadra. La sola cosa che non sono stato capace di fare è scegliere un nome accattivante.– si schernisce Dan –  Oggi si chiama plus/minus e per tutte le squadre professionistiche del Mondo, è la base da cui partire per capire l’andamento di una partita. I dati servono e la ricerca di informazioni di qualità è da sempre qualcosa di fondamentale per migliorare il proprio livello di coaching”.

 

 

L’aneddoto introduce il filo conduttore della serata: la necessità di capire il passato per provare a prevedere le dinamiche del nostro futuro. Il dialogo tra gli ospiti procede, il testimone passa a Davide Mazzanti e Mauro Berruto, due figure di spicco nel panorama sportivo italiano e tra i primi sostenitori di M&S. A Mauro, professionista trasversale e pensatore eclettico, è spettato il compito di raccontare il mito fondativo della nostra azienda.

 

Dallari, Mazzanti, Berruto e Bacconi

 

“Ero ad un convegno del professor Alfio Quarteroni;  ci ero andato senza particolari ragioni, così, per puro interesse personale. Si parlava di circolazione sanguigna e rimasi talmente affascinato dalla potenza del pensiero laterale del professore da insistere per intercettarlo a fine serata. Ancora non sapevo come avremmo potuto portare quel livello di complessità matematica nel volley, ma mi è sembrato chiaro fin da subito che si trattasse di un potenziale cambiamento di paradigma. E così siamo partiti.”

 

 

La spinta innovatrice di M&S e lo spunto creativo di Berruto si sono cementati nella ricerca di uno scopo condiviso: costruire strumenti capaci di aiutare l’allenatore nell’interpretazione del futuro, usando le informazioni del passato per farlo.

“Se mi viene chiesto di prevedere il meteo di domani, 10 dicembre, avere in archivio tutte le informazioni sugli anni passati, inerenti allo stesso, identico, giorno, mi permette di farmi un’idea sommaria di quel che mi troverò davanti.

Probabilmente farà freddo, forse pioverà.

Ma non è sufficiente, perché un conto è osservare e raccogliere dati, ben altra cosa è raccogliere e analizzare. Quello che davvero ha cambiato la prospettiva è stato iniziare a chiedersi: cosa devo fare per trasformare i dati vecchi, finiti, in informazioni vive per il futuro?”

 

Un percorso di ricerca lungo, non privo di alti e bassi, ed in costante aggiornamento, che ha portato, negli anni, alla creazione di strumenti d’avanguardia, che oggi rendono M&S una vera forza innovatrice dello sport italiano. Nel volley, per esempio, affiancando il coach della Nazionale femminile, Davide Mazzanti, nella ricerca di una performance perfettamente ottimizzata.

“Dopo mesi di lavoro fianco a fianco, abbiamo portato lo strumento in panchina durante il Preolimpico di Catania, e direi che è andata piuttosto bene, visto che abbiamo preso il pass per Tokyo alla prima occasione, e giocando un volley splendido tra l’altro.”Davide ha condiviso con i tutti i presenti all’evento parte della propria visione particolare dello sport, mettendo in evidenza il rapporto unico di triangolazione che avviene in tempo reale durante una partita tra: lo staff, i dati e le atlete. “Il rapporto con ogni atleta e con ogni gruppo è diverso, e segue sempre le inclinazioni personali delle ragazze. L’uomo è al centro del processo decisionale. Avere a disposizione uno strumento così sofisticato mi permette di affinare sempre la ricerca di un perfetto dialogo con le giocatrici, perché dai dati raccolti mi restituisce un’analisi oggettiva, nitida, che nei momenti di massimo stress si tramuta in indicazione chiara. Per me e per le atlete.”

 

Impossibile poi prescindere da una riflessione conclusiva sul calcio e sul nuovissimo Football Virtual Coach, la cui adozione da parte della Lega Serie A, ha dato enorme risalto mediatico all’operato di Math&Sport. Molti gli spunti proposti da Adriano Bacconie Lorenzo Dallari, presentatore della serata, capaci di stimolare i presenti e aprire finestre sul futuro. Nessuna di maggiore ispirazione, però, di quella con la quale il professor Alfio Quarteroni, ha voluto chiudere l’incontro, offrendo a tutti i collaboratori una visione filosofica dei prossimi step che attendono lo staff:

“Quando ci si muove in territori di frontiera è normale attendersi una prima ondata di scetticismo, che genera domande più che ammirazione. È la storia dello sviluppo del genere umano, non soltanto quella dello sport.

Oggi quando andate in ospedale è impossibile immaginare di uscirne senza una valutazione fatta anche per immagini. Radiografie, tac, risonanze. Tutte tecnologie, che oggi consideriamo imprescindibili,  ma che all’epoca della loro creazione hanno dovuto affrontare degli oppositori.

Avversari, difensori dell’ortodossia vigente.

Quello che serve davvero per dare sostanza e credibilità ad un lavoro rivoluzionario è la capacità di portare casi di successo, applicazioni pratiche delle proprie scoperte, per vincere gli indecisi e evitare il rischio dell’auto-referenzialità”.

 

Su questi spunti di riflessione per il futuro, cogliamo l’occasione per augurare buone feste.

Lo staff del gruppo Moxoff

Gli ospiti della serata e lo staff di Moxoff